A Pordenone trovate più o meno 52.000 persone.

Vi chiederete qual è il nesso tra Pordenone e La partita sfigata?

Ve lo spiego subito: il Pordenone Calcio ha ottenuto la prima storica promozione in Serie B.

Ancora non è chiaro il nesso? Beh questa storia promozione arriva dopo l’incredibile ottavo di finale di Coppa Italia giocato l’anno scorso al Meazza contro l’Inter.

Per una realtà come Pordenone questa è una storia che merita di essere raccontata.

Partiamo da un po’ più lontano.

Precisamente dal 1913, anno di fondazione dell’Unione Sportiva Pordenone. Denominazione che cambia nel 1920 in Pordenone Calcio.

Fino al 1939/40 i friulani hanno sempre partecipato a campionati locali, non professionistici. E proprio in questa stagione, dopo 27 anni di vita il Pordenone prende parte al suo primo campionato di Serie C. Qualche anno dopo, nel 1946, sfiora addirittura l’impresa, ovvero la promozione in Serie B. Da lì in poi un continuo susseguirsi di promozioni e retrocessioni tra Serie C e serie minori.

Dal 2013/14 milita stabilmente in Serie C. Alla fine di questa stagione, dopo 5 anni di C, alla fine di un campionato lungo, ricco di emozioni, vissuto da protagonista, viene promosso per la prima volta in Serie B.

 

Dall’anonimato al Meazza

Ciò che ha portato alla ribalta, negli ultimi anni, questa piccola realtà è stata una partita in particolare: l’ottavo di finale di Coppa Italia giocato al Meazza contro l’Inter.

Il Pordenone arriva a questa sfida dopo aver battuto nell’ordine: Matelica, Venezia, Lecce e Cagliari. Contro i sardi, i neroverdi si esaltano e vincono in maniera clamorosa 1-2 alla Sardegna Arena. Particolare merito per questa prima impresa friulana va a un centrocampista che sta riscrivendo la storia di questa società, Salvatore Burrai. Nativo di Sassari, cresciuto proprio nelle giovanili del suo Cagliari, uno scherzo del destino.

In seguito a questa partita l’attenzione mediatica salì alle stelle, condita dal fatto che per la prima volta nella storia il Pordenone ebbe l’opportunità di giocare nel teatro dei sogni di tutti i ragazzini che amano il calcio: il Giuseppe Meazza di Milano.

L’avversaria era l’Inter.

Molti pensavano a una semplice passerella, una partita con un risultato già scritto; ma il calcio è strano, è improvviso e incerto, imprevedibile e maledettamente bello. E quella sera il Pordenone non voleva fare una semplice passeggiata. Ho provato a immaginare cosa potessero provare i giocatori, i pensieri prima della partita, durante la settimana. Ho provato a immaginare i pensieri di mister Colucci, lui si che era già entrato a San Siro da giocatore; ma questa volta era diversa e c’era l’opportunità di dire al mondo del calcio che il Pordenone era una grande squadra e che poteva giocarsela fino alla fine, fino allo stremo. E così è stato.

 

Ottavi di finale: Inter-Pordenone

Quella sera il Pordenone scese in campo con un 4-3-2-1: in porta Perilli, in difesa Nunzella, Bassoli, Stefani e Formiconi; a centrocampo Burrai, Misuraca e Lulli; i due trequartisti erano Miguel Angel e Berrettoni, mentre l’unica punta era Magnaghi.

L’Inter rispose con un grandissimo turnover, visti gli impegni in campionato alla ricerca di un posto in Champions League: in porta Padelli; in difesa Nagatomo, Ranocchia, Skriniar e Dalbert; a centrocampo Vecino e Gagliardini; dietro l’unica punta Pinamonti giocarono Cancelo, Eder e Karamoh.

La differenza di potenziale e di giocatori si vede tutta e ci mancherebbe altro. In campo, però, succede l’inimmaginabile. L’Inter fa la partita, cerca varchi, ma i giocatori non sono né precisi né pericolosi. Il Pordenone invece gioca come può: tutti in difesa e poi contropiede. E la tattica sembra funzionare, perché in più occasioni i neroverdi fanno paura a Padelli, pur non essendo precisi. Al riposo si sentono le urla di Spalletti anche a Monza, il quale decide di schierare l’artiglieria pesante: entrano Brozovic, Perisic e un certo Mauro Icardi, che in quella stagione fece 29 gol in campionato.

La sensazione, a inizio ripresa, è quella che adesso i nerazzurri domineranno, segneranno e daranno spettacolo. Ma questa rimane solo una sensazione: il Pordenone si difende in tutti i modi respingendo gli assalti più e più volte. Tra i seggiolini del Meazza serpeggia il panico e la preoccupazione dei tifosi neroazzurri. A Pordenone, invece, sale l’agitazione, sale la speranza di poter fare davvero qualcosa di grande, sulle orme del Leicester di qualche anno prima.

In maniera clamorosa si arriva al triplice fischio sul punteggio di 0-0: INCREDIBILE!

Una squadra di serie C è riuscita a portare i campioni dell’Inter fino ai tempi supplementari. Ma adesso sicuramente Icardi farà gol e riuscirà a porre fine a questa agonia dei tifosi nerazzurri… Perilli però non è d’accordo e per una sera diventa il nuovo Gigi Buffon. I supplementari sono un’agonia per i neroverdi, che respingono i palloni in ogni modo.

Incredibilmente si arriva ai rigori!

 

La lotteria dei rigori

Ormai la differenza di categoria non esiste più, ai rigori si è tutti uguali. La tensione è palpabile anche per i tifosi dell’Inter, venuti allo stadio sicuri di portare a casa il risultato con facilità. La serie dei rigori si apre con l’errore di Misuraca e il gol di Brozovic. Dopodichè segnano Burrai e Perisic. Magnaghi segna il terzo, mentre Skriniar lo sbaglia. Il quarto rigore è come se non ci fosse mai stato, visto l’errore di Lulli prima e Gagliardini poi. Per il quinto rigore segnano sia Icardi che Stefani: si va a oltranza in una partita infinita. Batte Ciurria e segna, batte Vecino e segna. Al settimo rigore la tensione fa il suo gioco: Parodi sbaglia per il Pordenone, Nagatomo segna e mette fine ai sogni dei neroverdi, i quali escono dalla scala del calcio a testa altissima e fieri di aver messo alle corde una grande squadra di serie A.

Solo applausi per loro. Ma questa favola non può finire così, non in maniera così tragica, non nel dimenticatoio. Perché il dio del calcio non si scorda di queste imprese, non si scorda di quanto cuore ha messo il Pordenone. E infatti…

 

La preparazione al campionato

La stagione 2017/18 si conclude con un nulla di fatto: nono posto in classifica con 46 punti. Ai playoff si infrange il sogno della serie B ad opera del Feralpisalò, che infligge ai friulani un secco 3-1. Al termine della stagione scatta qualcosa nel patron Lovisa, vuole fare qualcosa di grande per la città. Viene ringraziato del lavoro Colucci, che sceglie altri lidi, in particolare quello del Vis Pesaro, per continuare la sua carriera e regalare altre imprese memorabili. Il nuovo allenatore del Pordenone diventa un certo Attilio Tesser: il tecnico vanta un curriculum di tutto rispetto con più di 400 panchine, tra cui anche in serie A. In particolare ricordiamo la cavalcata con cui riuscì a portare il Novara dalla Serie C alla Serie A tra il 2009 e il 2011. Stiamo parlando di uno che di imprese ne sa qualcosa.

In estate la campagna acquisti è sontuosa, segno della grande stagione che il Pordenone disputerà: arrivano Frabotta, Florio, Germinale e Damian. Giocatori che daranno a mister Tesser un contributo fondamentale per la stagione. Soprattutto arrivano quattro giocatori che si riveleranno delle vere e proprie pietre miliari della squadra: dal Padova arriva il forte difensore centrale Alberto Barison, il quale garantirà 34 presenze stagionali condite da ben 6 gol, il che non è niente male per un difensore; arriva anche l’esperto terzino Daniel Semenzato (32 anni) dal Catania. I grandi nomi, però, sono il portiere Giacomo Bindi e l’attaccante Leonardo Candellone; il primo giocherà ben 38 partite, il secondo ne gioca 39 collezionando 14 reti. Candellone, classe ’97, risulta l’acquisto più proficuo. Nonostante la giovane età l’ex Torino si è imposto di gran carriera trascinando la squadra verso un grande traguardo.

 

Il cammino verso il trionfo

La stagione del Pordenone inizia alla grande: dopo 8 partite riesce a conquistare la bellezza di 18 punti senza mai perdere. Nelle prime tre partite ottiene tre vittorie rispettivamente contro Alma Juventus Fano 1906, Albinoleffe e Verona; in seguito colleziona tre pareggi consecutivi contro Rimini, Imolese e Vicenza. Nella settima e ottava giornata torna alla vittoria contro il Vis Pesaro prima e il Renate poi. La squadra vola sulle ali dell’entusiasmo, ma è proprio in questo momento che attraversa il periodo peggiore dell’intera stagione: in 3 partite ottiene un solo punto contro la Sambenedettese. Arrivano quindi le prime due sconfitte stagionali contro il Fermana e contro la corazzata Triestina, la quale sarà la rivale numero 1 fino alla fine del campionato.

Dopo questo breve passo falso durato 3 partite, la squadra di Tesser tira fuori gli artigli: 11 risultati utili consecutivi rilanciano la squadra nelle parti alte della classifica, verso un sogno che potrebbe diventare realtà.  Alla 23° giornata, il 26 gennaio arriva l’ultima sconfitta in campionato del Pordenone contro il Rimini: all’iniziale vantaggio di Berrettoni, rispondono Montanari e Arlotti per il Rimini. Si tratta del tipico incidente di percorso.

La squadra, infatti, dopo questa sconfitta torna alla ribalta, macina punti su punti e non dà scampo a nessuno. Si va avanti fino al 28 aprile 2019. Alle 18:30 si gioca Pordenone-Giana Erminio, è la penultima giornata del campionato. La diretta concorrente alla vittoria del Campionato e alla promozione in Serie B, la Triestina, ospita al Nereo Rocco il Teramo. Alla vigilia di questa giornata il Pordenone ha 69 punti e un vantaggio di 5 punti sui triestini. C’è la sensazione che questa possa essere una data storica e memorabile, lo si sente nell’aria. Serve una vittoria per salire in serie B per la prima storica volta.

I neroverdi scendono in campo con il 4-3-1-2: Bindi in porta; Semenzato, Barison, Bassoli e De Agostini in difesa; Gavazzi, Burrai e Misuraca a centrocampo; Berrettoni dietro le due punte Ciurria e Candellone. La tensione attorno all’ambiente viene subito smorzata da un ottimo primo tempo del Pordenone, che si porta sul 2-0 con le reti di Candellone e Ciurria. Perna accorcia le distanze al minuto numero 34, ma 4 minuti dopo ci pensa Barison a dare sicurezza a tutto lo stadio. Dall’altra parte, a Trieste, il risultato è simile: 3-0 al primo tempo che diventerà 3-2 nel finale, ma ciò non basta, perché il Pordenone mantiene il risultato, vince 3-1 e porta a casa la prima storica promozione in serie B.

Entusiasmo alle stelle, grandi gioie e festeggiamenti. Il Pordenone è riuscito in un’impresa storica, dando seguito alla grande prestazione dell’anno precedente ottenuta in Coppa Italia.

 

L’augurio più grande

Nella parte finale di questo articolo volevo personalmente complimentarmi con tutto il Pordenone, dallo staff ai giocatori, per un campionato che lo ha visto protagonista in lungo e in largo. Il mio augurio è quello di disputare un gran campionato in serie B e, magari, di vederlo presto tra le squadre che si contendono il titolo della Lega Sfigata.

Di seguito i nomi della rosa vincente in serie C che hanno portato in alto il nome del Pordenone Calcio.

Portieri: Bindi, Meneghetti, Lonoce

Difensori: Barison, Bassoli, Stefani (capitano), Vogliacco, Nardini, De Agostini, Frabotta, Cotroneo, Semenzato, Florio

Centrocampisti: Burrai, Zammarini, Misuraca, Damian, Cotali, Gavazzi, Bombagi

Attaccanti: Ciurria, Rover, Berrettoni, Candellone, Germinale, Magnaghi

Allenatore: Attilio Tesser

 

In bocca al lupo a tutto il Pordenone per la prossima stagione!

Vi aspetto presto su La partita sfigata.

 

Giuliano Ortu