La prima negli stadi: Genova!

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Ciao a tutti amici,

vi racconto com’è andata la prima esperienza negli stadi di “La partita sfigata”.

 

L’idea

Era da tempo che avevo voglia di condividere un’esperienza sugli stadi con i tifosi locali.

Un mese fa circa, finisco per caso su questo sito: https://havefan.it/

La pagina è ancora poco conosciuta e decido di telefonare al numero che vedo tra i contatti. Telefono e parlo con Paolo, il fondatore della piattaforma. Mi ha raccontato la sua idea e il suo progetto, e io ho fatto lo stesso con il mio di progetto.

Dopo decine di messaggi e qualche telefonata abbiamo deciso di incontrarci in occasione di Genoa-Frosinone e conciliare il tutto: seguire una partita sfigata dal vivo per me, vivere l’esperienza da host per Paolo.

L’host, in questo caso Paolo, è colui che si mette a disposizione del tifoso che decide di assistere alla partita della tua squadra del cuore nella tua città. Così è stato, sono andato a Genova per seguire la partita del Genoa.

 

L’incontro

Parto da Bologna quando manca ancora qualche ora all’alba, ma una volta arrivato non ho resistito al fascino della focaccia.

Dopo un breve giro della città, mi avvio al luogo dell’incontro. Ci siamo dati appuntamento nel meraviglioso Porto Antico di Genova, davanti all’acquario.

Paolo arriva in compagnia della sua socia e fidanzata Valentina.

Dopo presentazioni, Paolo mi porta nella sua focacceria preferita: “Focaccia e dintorni”. La focaccia l’avevo già divorata appena sceso dal treno, a quel punto mi toccava provare la farinata… formidabile!

Preso il cibo, torniamo sul porto per mangiarlo.

Chiedo a Paolo di parlarmi un po’ della rivalità tra Genoa e Sampdoria, in particolare aneddoti e quali sono le zone dove vivono più tifosi del Grifone e dove più tifosi del Baciccia.

La sua risposta è stupenda: “Cosa sono i sampdoriani?”.

Finito il racconto/sfottò e di mangiare la farinata, ci dirigiamo verso lo stadio. Decidiamo di fare un tratto a piedi fino alla stazione della metropolitana “De Ferrari”. Per arrivarci ci intrufoliamo nei meravigliosi vicoletti di Genova ed è difficile non rimanere colpiti dalla bellezza della città.

Verso lo stadio

Lungo il tragitto Paolo mi fa da guida, e mi dà indicazioni sulla città, Valentina mi chiede del mio progetto, come sto procedendo, come intendo continuare.

Arriviamo in stazione, prendiamo la metro e dobbiamo scendere alla stazione di Brignole, la fermata della metro più vicina allo stadio. Da lì sono 10, piacevolissimi, minuti a piedi.

Si inizia a respirare il clima partita. In zona sono tantissime le persone che, con sciarpa rossoblù al collo e cappellino in testa, si incamminano, come noi, verso lo stadio. Il cappellino l’ho invidiato molto in seguito, il sole era veramente fortissimo, sembrava di stare in primavera inoltrata.

Durante il tragitto ci raccontiamo la nostra prima volta allo stadio. Era la stagione 1993/94, aveva 4 anni, ed era la partita, il derby. Finì 1-1 con gol di Marciano Vink per i rossoblù e di Jugovic per i blucerchiati.

Arrivato allo stadio, controllo di routine e raggiungiamo i posti. Mentre saliamo la scalinata dello stadio si sente l’entusiasmo crescente delle persone che salgono con me, e il coro della Gradinata Nord che si fa sempre più forte e chiaro.

 

Allo stadio

Prendiamo posto. Paolo mi parla di due club storici di tifosi del Genoa, “Via Armenia 5r” e “Brigata Speloncia”.

C’è anche uno striscione dedicato a Pandev che da poco ha preso la cittadinanza italiana. Su tutte le balconate dello stadio ci sono tantissimi striscioni, sono di tutti i club di tifosi del Genoa che sono sparsi per il mondo. Quello che mi incuriosisce di più è quello del fans club di Hong Kong.

Il settore ospite, quello riservato ai tifosi del Frosinone, per il momento è ancora vuoto, ma arriveranno.

Continuiamo a parlare del Grifone, delle meravigliose annate con Skuhravy e Aguilera, il periodo più fertile della storia recente del Genoa.

Il fischio d’inizio si avvicina, e anche il settore ospite inizia a riempirsi. Sono carichi e pieni di entusiasmo i tifosi giunti da Frosinone. Saranno un centinaio.

Le squadre entrano in campo e l’arbitro decide che si può cominciare, si parte!

 

Durante la partita

ALERT SPOILER! Chi si aspetta di assistere, come me, a una partita spettacolare, rimarrà deluso.

I minuti passano lenti e inesorabili. La partita è noiosa. Il sole picchia forte e non aiuta, ma per fortuna posso contare sulla compagnia di Paolo e Valentina.

Un piccolo sussulto arriva sul calcio di punizione battuto da Sanabria. E anche qui fioccano i ricordi per Paolo che mi diche “Ah se ci fosse stato Bortolazzi, o Branco”.

A tenere sveglia la partita noiosa ci pensano i bambini, sono tantissimi sugli spalti, ed è bellissimo vederlo allo stadio, è bellissimo vederli mentre incoraggiano la squadra della loro città, è bellissimo vederli incoraggiare i calciatori che indossano la casacca dei loro colori del cuore.

Tornando alla partita finalmente un sussulto, ma con un gesto antisportivo: il centrocampista del Frosinone, Cassata, abbatte Biraschi e viene espulso dall’arbitro.

Il primo tempo finisce.

Volevo assistere a una partita sfigata e per Paolo sto assistendo a una partita sfigata con la “S” maiuscola, ha proprio ragione.

Durante il primo tempo, ho ascoltato più e più volte la parola “belin”, inserita in discorsi e contesti completamente diversi tra loro. Per questo motivo chiedo a Paolo quando va usata. Mi dice che per i genovesi è un intercalare, puoi usarla in tutti i discorsi, può esaltare stupore e meraviglia, ma anche incazzatura. Puoi usarla anche per dire “belin che buono!” per un cibo, “belin che azione” per apprezzare una bella giocata, ma per oggi non la sentiremo sugli spalti.

Le squadre rientrano in campo, e siamo ottimisti, ora che si potrebbero essere rotti un po’ gli equilibri, speriamo in uno spettacolo più dignitoso nei secondi 45 minuti. Il Genoa deve fare di tutto per scardinare l’attento e compatto muro difensivo del Frosinone, anche perché in superiorità numerica e davanti al proprio pubblico. Vincere oggi, per il Genoa, significherebbe chiudere il discorso salvezza.

Rispetto al primo tempo la partita è leggermente più movimentata, ma lontana anni luce dal poterla definire “più divertente”.

Sugli spalti continuano a sprecarsi i “belin”. Dietro di me ci sono tantissimi allenatori che iniziano, giustamente, ad essere insofferenti e invocano sostituzioni, incitano e cazziano i loro beniamini.

Il Genoa sente l’incoraggiamento, ci prova, ma è poca roba.

La partita termina: 0-0.

Commenti post partita di tutti gli allenatori

Belin che noia! Per me, spettatore neutrale è finita l’agonia. Ora inizia la parte più simpatica e divertente, cioè ascoltare i commenti a caldo delle migliaia di allenatori che erano sugli spalti, e che ora lasciano lo stadio con me.

Prima di lasciare lo stadio, incontriamo e salutiamo un genoanissimo doc, il padre di Paolo, che definisce la prestazione della sua squadra del cuore “una schifezza”. Come dargli torto.

Di giudizi sulla partita ne ho sentiti tanti, ma ecco la top 5 dei commenti più diffusi:

  1. “Che schifezza di partita!”
  2. “Ma Kouamé dov’era?”
  3. “Che spettacolo vergognoso, nemmeno un tiro in porta”
  4. Pandev lo fa entrare sempre dopo, mica può salvare le partite sempre lui”
  5. Radovanovic non è un fenomeno, mai stato, ma almeno si impegna e fa sempre il suo”

La medaglia d’oro per il miglior commento di giornata, però, spetta a un bambino, avrà avuto 7-8 anni. Passando davanti ai botteghini dipinti di blucerchiato appena fuori lo stadio esclama: “Papà ma perché hanno sporcato il muro?”. Ha vinto!

 

Saluti

Ci avviamo, in direzione opposta, di nuovo verso la stazione di Brignole. Superiamo il ponte sul Bisagno, in secca,

Qui il brivido maggiore del pomeriggio: una famiglia di cinghiali che pascola nelle secche del Bisagno!

Arrivati in stazione, le nostre stradi si separano. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per la prossima partita, magari sarò io a fare da host a Paolo e Valentina, magari in Emilia.

Quindi tifosi di Bologna, Parma, Sassuolo e Spal se siete interessati a raccontarci e condividere la vostra passione fatevi avanti.

 

Antonio

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