Cosa significa tifare Empoli? Intervista a un tifoso

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Vincere è bello, normale che sia così, ma il calcio è uno sport e in quanto tale dovrebbe avere dei princìpi diversi dal tifare solo chi vince.

Basandomi su questo pensiero mi sono chiesto: “Cosa significa tifare per una squadra che probabilmente non vincerà mai un trofeo prestigioso?”

Qualche settimana fa l’ho chiesto a un tifoso del Frosinone. Oggi, invece, l’ho chiesto a un tifoso dell’Empoli: Daniele Dei, amico e giornalista.

Daniele ha 35 anni vive a Modena da qualche anno, ma Empoli e l’Empoli sono sempre nel suo cuore.

  1. Ciao Daniele, mi viene subito da chiederti, perché Empoli e non Fiorentina?

Beh, la risposta è semplice: sono nato a Empoli, ho studiato a Empoli e lavorato per molti anni a Empoli. Diciamo che le due città hanno caratteristiche diverse, con le dovute proporzioni rispetto a Firenze e alle sue meraviglie invidiate in tutto il mondo. Empoli ha una sua identità storica e culturale, persino l’accento noterete che è diverso da quello di Firenze.

 

  1. L’amore verso questa maglia l’hai avuto fin da bambino? Chi ti ha trasmesso questa fede?

La mia prima volta allo stadio fu Empoli-Pescara, serie B 1996/97, allenatore Luciano Spalletti. Fu l’inizio di una cavalcata per cui, da allora, l’Empoli non è mai sceso al di sotto della seconda divisione nazionale. Ero andato allo stadio con i compagni di atletica, la società ci aveva dato i biglietti. Ai tempi dividevamo il “Carlo Castellani” dove la pista rossa girava attorno al perimetro di gioco. Poi l’anno successivo arrivo l’Inter di Ronaldo e da lì il calcio è stato al “Castellani”.

 

  1. Spesso da piccoli non siamo noi a scegliere la squadra del cuore, ma ci viene in un certo senso imposta da chi ci circonda, che siano parenti o amici. Tu quando hai scelto l’Empoli? Quando hai capito realmente che avresti tifato Empoli per sempre?

Ammetto che da piccolo non avevo grande passione per il calcio. Questa è arrivata nell’adolescenza. Venti anni fa simpatizzavo per la Roma che riuscì anche a vincere lo scudetto: in quel caso erano i parenti da parte di mamma a portarmi verso la fede giallorossa. Negli anni poi ho dirottato le mie mire sulla squadra di casa, l’affetto era veramente troppo.

 

  1. Porti sempre con te qualcosa, tipo un portachiavi, una figurina nel portafogli, che ti ricordi la tua squadra del cuore?

Mi sono trasferito a Modena con mia moglie. Tengo le chiavi della casa di Modena in un portachiavi dell’Empoli e quelle della casa in Toscana… in un portachiavi della Ferrari!

 

  1. Hai riti scaramantici prima di ogni partita?

No, sono solo molto agitato, specialmente in queste ultime due annate, con una B nel mezzo, di serie A, ho solo imprecato tantissimo.

 

  1. Adesso, per questioni lavorative non vivi più a Empoli, ma ti capita ancora spesso di andare allo stadio?

Quando posso sì, ma purtroppo di rado. Mi sono visto però qualche partita da “straniero”, tipo Carpi-Empoli a Modena, Sassuolo-Empoli, Parma-Empoli e Cesena-Empoli, per dirne qualcuna. Forse più in trasferta che al “Castellani” in questi ultimi tre anni.

 

  1. Dove guardi la partita di solito?

In tv se ho la possibilità altrimenti mi sintonizzo su Radio Lady, la radio ufficiale, per cui ho lavorato per nove anni di cui due da direttore responsabile. È sempre un piacere sentire amici come Tommaso Carmignani, Giorgio Galimberti, Alessandro Marmugi e Carlo Salvadori.

 

  1. Con chi dividi maggiormente questa tua fede calcistica? Con chi andavi di solito allo stadio?

C’è stato il periodo in cui andavo per lavoro. Quindi ero con colleghi. Ultimamente sono andato coinvolgendo amici, o mia moglie, o da solo, o mio suocero, spesso anche con persone che tifavano la squadra avversaria. Poi ci sono i ragazzi della Fattoria Centofiori di Modena che, quando vado al venerdì sera a comprare la verdura, mi tengono a parlare di calcio per una decina di minuti essendo tifosi del Bologna e di altre squadra. Per consolarmi della retrocessione mi hanno persino regalato una cassetta di ortaggi…

 

  1. Qual è la partita più bella alla quale hai assistito? E quella più brutta? (Non per forza allo stadio, anche in TV).

Guarda, ti dirò: domenica scorsa mi sono emozionato vedendo le azzurre vincere contro l’Australia a Francia 2019. Il secondo gol della Bonansea mi ha fatto alzare dal divano. Dell’Empoli quest’anno direi tanta roba la vittoria contro il Napoli e tanta rabbia la sconfitta in casa con il Genoa, partita super sbagliata che ci è costata la retrocessione.

 

  1. Con quale squadra senti più il derby? E perché?

Direi che gli empolesi sentono il derby con la Fiorentina ma non è lo stesso per i viola. I fiorentini considerano gli empolesi “cugini di campagna” e non meritevoli di un derby provinciale. Il prossimo anno in B avremo Pisa e Livorno: in particolar modo con i primi so che c’è rivalità. L’Empoli non ha rivali storici, ma ci sono tifoserie che ritengono l’Empoli nemica: una di queste è lo Spezia.

 

  1. Una sconfitta può influenzare la tua giornata o settimana? In che modo?

Di solito no, ovvio che dopo la sconfitta contro l’Inter mi sono girate le palle per due giorni. Retrocedere così, a pari punti con il Genoa, è veramente una beffa. Però accetto il verdetto.

 

  1. Negli ultimi anni da Empoli sono passati grandissimi allenatori come Giampaolo, Spalletti e Sarri, a quale ti senti più legato e perché? E per quanto riguarda i calciatori?

Sarri a Empoli ha raggiunto il gotha del calcio, Giampaolo si è riscattato: pensa che veniva dalla Cremonese in Lega Pro. Spalletti come Sarri, fu chiamato a Empoli ad allenare in una disastrosa stagione di C. Tra gli allenatori non ne hai citato uno che a Empoli ha fatto anche delle buone cose, come Silvio Baldini, tipo particolare ma che ricordo molto bene.

 

  1. Chi pensi, invece, sia il calciatore, allenatore e presidente che più ha segnato la storia dell’Empoli?

Come calciatore ne direi due: Maccarone e Di Natale. Sono quelli che hanno portato l’Empoli in nazionale italiana e hanno regalato alcune delle emozioni più grandi. Il mister direi Gigi Cagni, che ha portato l’Empoli in Europa League al suo massimo storico. Presidente si fa veloce: Corsi ha la squadra ormai da oltre venti anni e quando c’era Silvano Bini ero troppo piccolo…

  1. Il più amato di sempre dalla tifoseria?

Prima che diventasse l’allenatore dell’Empoli avrei detto Martusciello. Direi però Di Natale e, anche se recentissimo, Ciccio Caputo ha lasciato davvero un bel segno.

  1. Qual è l’Empoli più bello di sempre?

Ricordo con piacere il 4-4-2 della salvezza di Spalletti, anno 1997/98: Roccati; Fusco, Baldini, Bianconi, Tonetto; Ametrano, Pane, Ficini, Martusciello; Cappellini, Esposito. Avevamo come riserve, tra gli altri, Fabio Cribari (fratello di Edmilson), Bonomi, Bettella, Florjancic, e un vergognoso Kocic che a inizio anno scambiammo con Pagotto al Perugia.

 

  1. Il momento che porterai sempre nel cuore della storia dell’Empoli, qual è?

Direi proprio la vittoria contro il Vicenza nel 1997/98 che ci consegnò la salvezza in serie A.

 

  1. Come hai vissuto la retrocessione? Te l’aspettavi? Pensi sia meritata? Cos’è mancato alla squadra rispetto alle altre?

Me l’aspettavo, ma nelle ultime partite si era riaccesa la speranza. Abbiamo perso con tutte le dirette concorrenti, è giusto così. Iachini non aveva i giocatori adatti al suo modulo e ha permesso la cessione di Zajc per due palanche in Turchia. Sono mancati direi la difesa, un portiere decente prima di Dragowski, attaccanti degni di nota a parte Caputo e, nella seconda parte dell’anno, Farias.

 

  1. Empoli a parte, quale altra squadra ti fa simpatia in Serie A, e perché?

Non sono un tifoso di altre squadre ma del bel calcio. Per esempio, per i numeri espressi, il terzo posto dell’Atalanta direi che sia strameritato.

 

  1. Se potessi rubare un calciatore a una delle altre squadre che fanno parte di “La partita sfigata”, quale fregheresti? E perché?

Non saprei. Dicono che Antenucci possa essere un giocatore per la prossima B dell’Empoli. Non sarebbe male. E vedendo il mondiale Under 20 mi farebbe comodo anche Pinamonti del Frosinone. Insomma, servono attaccanti di peso…

 

  1. Il Leicester ci ha insegnato che tutto può accadere nel calcio, ok, ma come si vive pensando che molto probabilmente non potrai mai gioire per la vittoria di uno Scudetto e che al massimo puoi gioire per una promozione o salvezza?

Mah, basta cambiare la prospettiva. E sapere quali sono i tuoi limiti. Se per te la salvezza conta come uno scudetto, gioisci lo stesso. Anzi, se batti la Juventus, gioisci più degli altri.

 

  1. Hai mai pensato: “Ma chi me lo fa fare di tifare per l’Empoli?”

Assolutamente no, non mi ha mica obbligato nessuno…

 

  1. Chi è stato la bandiera dell’Empoli quest’anno?

Caputo, indubbiamente, in campo ogni secondo della serie A. Perderlo sarà molto pesante.

 

  1. L’anno prossimo si riparte dalla Serie B. Cosa ti aspetti dalla società? Da dove bisogna ripartire per tornare subito in A? Dove pensi che vada rinforzata la squadra?

Mah, sicuramente sarà fatta piazza pulita. Per il mercato in entrata è troppo presto ma credo che la società possa trovare il Di Lorenzo del domani. La conferma di Nikolau per la B mi pare buona cosa. L’importante è avere un portiere all’altezza. Sarebbe bello tornasse Gabriel.

 

  1. Nonostante la retrocessione la squadra ha giocato un buon calcio. Di Lorenzo è passato al Napoli e tanti altri vengono accostati ad altre squadre di Serie A. Hai paura che venga completamente smantellata durante questo calciomercato? Di chi non ti priveresti?

Sono rassegnato allo smantellamento della squadra. Come hai detto tu, molti singoli hanno dimostrato il loro valore. Se retrocedi è giusto che vadano in altre piazze. Terrei Pajac, che ha dimostrato buone cose e in B può fare la differenza.

 

  1. Chi ti piacerebbe vedere con la maglia azzurra l’anno prossimo?

Dovrei vedere bene chi in B quest’anno ha fatto bene. Purtroppo non ho seguito la stagione e non saprei dirlo. L’Empoli cambierà anche i vertici del mercato, spero intanto in persone competenti.

 

  1. Spiega a un tifoso di un top club cosa significa tifare Empoli.

Significa soffrire un po’ di più del solito ma, quando gioisci, è festa grande…

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